Non si può morire cosi a 15 anni

Lunedì 21 Luglio 2009 la telefonata arriva come un colpo di pistola. Mi chiama Cristina da Satu Mare. “E’ morto Ionika. E’ morto mercoledì notte. E’ annegato nel fiume Someş. La Polizia ha ritrovato il corpo solo due giorni dopo.”. Silenzio. Lungo e frastornato.
“Ale, ti ricordi di Ionika?”.Certo che mi ricordo.
Un ragazzino esilino, timido e silenzioso, capelli biondo acceso e occhi color del cielo, cerchiati dall’aurolac. Un sorriso che, quando si apriva, sembrava un ponte fra le orecchie. 15 anni appena compiuti. Come faccio a non ricordare.
Eppure era un invisibile. Uno fra i tanti ragazzi che vivono negli “spazi d’ombra” di Satu Mare, qui come altrove in Romania, un Paese tutto proiettato verso i facili miraggi di benessere europeo, in cui non c’è spazio per “i miserabili”; uno fra i tanti ragazzi che trovi nei vicoli, nelle stazioni, sotto i ponti, in edifici abbandonati, che spuntano dai tombini o dalle discariche; uno dei cosiddetti “ragazzi di strada”, emarginati e discriminati dalla società in tutte le sue sfaccettature,in un clima di paure e rabbie, pietismi e disprezzo, ma soprattutto di passiva indifferenza.
Mercoledì 15 Luglio Ionika era tornato da un campo di 4 giorni realizzato a Noroieni, vicino a Satu Mare, dagli operatori del nostro Partner romeno, l’Asociaţia Stea, e dal gruppo di volontari francesi del liceo “Franklin” di Parigi. Il campo era andato bene e Ionika si era fatto promettere che sarebbe stato “scelto” anche per quello successivo che sarebbe iniziato venerdì, due giorni dopo.
Giovedì, però, Ionika non si è presentato al programma di attività previsto dagli operatori di Stea nella sede del Progetto. Nel tardo pomeriggio è arrivato un altro ragazzo, piuttosto ubriaco e fatto di colla, a riferire che nessuno era riuscito a trovare Ionika e che si diceva che si fosse ucciso buttandosi nel fiume.
Il giorno dopo, il 17 Luglio, all’appuntamento per l’inizio del nuovo campo di lì a poco annullato, in un clima di nervosismo e tristezza sempre più palpabile, alcuni fra i ragazzi presenti hanno raccontato che la sera del mercoledì Ionika, dopo aver esagerato con l’uso di alcol e aurolac, aveva litigato con il fratello e se ne era andato minacciando di uccidersi. Altri sostenevano che Ionika volesse solo farsi un bagno, e che sia semplicemente scivolato… Pare che qualcuno di loro si sia buttato per cercare di salvarlo, rischiando inutilmente a sua volta di annegare. Le correnti del Someş erano troppo forti.
Soltanto nel pomeriggio di venerdì le forze di Polizia ed i Vigili del Fuoco hanno iniziato le ricerche, ritrovando il corpo il giorno stesso. Alla notizia del ritrovamento, numerosi ragazzi, molti dei quali sotto l’effetto di alcol e aurolac, hanno minacciato a loro volta di volersi buttare nel fiume per “farla finita”. I nostri operatori ed i volontari francesi hanno trascorso il resto della giornata con loro per evitare altre tragedie.
Il mercoledì successivo, il 23 Luglio, si sono tenuti i funerali di Ionika, in un clima di nervosismo e rabbia assai diffuso fra i suoi familiari e amici, ulteriormente amplificato dalla presenza costante di alcol e aurolac, quasi a voler addormentare il dolore.
Quasi a voler fuggire dal totale senso di abbandono ed esasperazione che caratterizza la vita reale di chi non vede più o non ha mai visto vie d’uscita.

 

BREVE STORIA DI UN INVISIBILE: PER NON DIMENTICARE

Quando Ionika è nato, nel 1994, il più giovane di 5 fratelli, la sua famiglia viveva sulla strada già da un paio di anni. I genitori, entrambi disoccupati, avevano dovuto vendere la casa in cui abitavano e tutta la famiglia si era trasferita nello scheletro di un edificio abbandonato sulle rive del Fiume Someş, in condizioni abitative e di vita assai precarie e malsane.
I volontari di Stea hanno incontrato Ionika per la prima volta nel 2001, quando aveva solo 7 anni. Sua madre presentava seri disturbi mentali ed entrambi i suoi genitori mostravano gravi problemi di alcolismo. Ionika trascorreva le sue giornate lontano da “casa”, lavando i vetri ai semafori con altri bambini e ragazzi di strada suoi amici, per poi portare gli esigui guadagni al resto del suo “gruppo”, composto da 10-15 ragazzi, e dividerli con loro, secondo meccanismi e gerarchie proprie e accettate all’interno del gruppo stesso.
Ionika e due fra i suoi fratelli sono stati fra i primi bambini a chiedere a Stea aiuto per imparare a leggere e scrivere e supporto nelle procedure per ottenere un documento d’identità e per l’accesso al servizio sanitario.
Tuttavia, nella ricerca di enti ed istituzioni esistenti che potessero contribuire a soddisfare questi bisogni primari, Stea ha potuto constatare una quasi totale assenza di servizi sociali adeguati: l’opinione socialmente diffusa discrimina i cosiddetti “ragazzi di strada” reputandoli “delinquenti irrecuperabili” o “di nascita”, che non hanno diritto ad alcuna forma di assistenza perché non vogliono lavorare.
L’unica organizzazione con cui, tra il 2003 ed il 2005, riesce a collaborare Stea è l’F.R.C.C.F. (Fondazione Romena per i Bambini, la Comunità e la Famiglia), ed un primo gruppo di 5 ragazzi da essa seguiti, Ionika compreso, inizia a frequentare i corsi di alfabetizzazione tenuti nel centro diurno dell’ente. Tuttavia, a causa delle rimostranze e dei timori costantemente espressi dai genitori degli altri bambini frequentanti il centro, i ragazzi seguiti da Stea hanno progressivamente abbandonato i corsi.
Fra il 2001 ed il 2005 Ionika viene preso una dozzina di volte dalla Polizia ed internato nel Centro Minori di competenza della Protezione Bambini, concepito come una sorta di riformatorio in cui i ragazzi vengono rinchiusi in maniera coatta ed escono poche settimane dopo senza che nulla sia sostanzialmente cambiato.
A soli 11 anni, nel 2005, Ionika inizia ad abusare costantemente di alcol e aurolac. Passa le sue giornate chiedendo l’elemosina a Satu Mare, fra risse e violenze in strada, e dormendo talvolta nell’edificio abbandonato insieme con la sua famiglia , ma sempre più spesso sotto il ponte o in altri luoghi di fortuna, con altri “bambini-ombra”.
Le sue condizioni di vita continuano a peggiorare, fino ad arrivare alle prime manifestazioni visibili di autolesionismo: la depressione e l’esasperazione che spesso accompagnano l’abuso di alcol e colla lo porta a procurarsi da solo tagli profondi sulle braccia e sul resto del corpo, inferti con lamette o pezzi di vetro.
Ionika ha continuato a frequentare regolarmente le attività organizzate in loco da Stea.
In questi ultimi mesi sembrava piuttosto eccitato all’idea dell’apertura ormai prossima del centro diurno, che andrà ad integrare la logica d’intervento a tre tappe (contatto di strada, centro diurno, inserimento in appartamento sociale) concepita nel quadro del Progetto StradAlternativa. Nel centro, oltre alle azioni di consulenza legale e sanitaria primaria e di orientamento lavorativo realizzate, Ionika avrebbe potuto frequentare con costanza giornaliera le attività di animazione e di alfabetizzazione organizzate, e, chissà, magari prepararsi per l’inserimento scolastico vero e proprio l’anno prossimo.
Sarebbe stato un cammino sicuramente lungo e tortuoso quello verso il reinserimento nella società a tutti gli effetti, una strada fatta di umiliazioni, sconfitte e paure.
Eppure sembrava un cammino possibile.

Roma, 27 Luglio 2009

Alessandra Furnari

Responsabile del Progetto StradAlternativa per Popica Onlus