27-1-2009: Noi non dimentichiamo

il 27 gennaio 1945 il campo di sterminio di Auschwitz veniva liberato dall’Armata Rossa sovietica.

Cadeva definitivamente il luogo simbolo del Genocidio degli ebrei, dei Rom, dei Sinti, degli antifascisti ed antinazisti, degli omosessuali, dei testimoni di Geova e di quanti furono massacrati soltanto perché ritenuti deboli, malati o semplici espressioni di “devianza”.

A più di sessant’anni dall’Olocausto “ufficiale”, il Porrajmos, termine romanes che significa annientamento e indica lo sterminio degli zingari, rimane una storia dimenticata, ancora tutta da scrivere…

Il 14 luglio 1933 il nuovo consiglio di gabinetto tedesco, guidato da Adolf Hitler, vara il progetto di lotta contro i “Lebensunwertesleben”, i cosiddetti “indegni di vivere”, ricorrendo a tutti i più moderni strumenti, compreso un complesso sistema di registrazione per le impronte digitali.

Il 6 giugno del 1936, con una circolare governativa, i Rom ed i Sinti tedeschi vengono ufficialmente definiti come “popolo zingaro eterogeneo alla popolazione tedesca”.

«Sono di tendenze criminali ed asociali ed è impossibile istruirli. Tutti gli zingari dovrebbero essere considerati e trattati come individui affetti da tare ereditarie. L’unica soluzione è l’eliminazione. Si dovrebbe perseguire lo scopo di una eliminazione senza esitazione di questo elemento caratteristicamente difettoso della popolazione. Tale scopo si potrebbe conseguire mediante internamento e sterilizzazione totale».

Il 27 aprile del 1940 viene disposto la prima deportazione di Rom e Sinti nella Polonia occupata.

Contraddistinti dalla “Z” di “Zigeuner” (Zingaro) tatuata sul petto o dal triangolo nero, simbolo di asocialità, i Rom e Sinti vennero deportati a nuclei familiari completi, unica concessione al grande senso di unità familiare presente nella cultura rom.
La maggior parte fu inviata ad Auschwitz dove, dato il numero crescente di deportati, fu necessaria l’apertura di una nuova estensione territoriale nel territorio di Birkenau, all’interno del quale nacque anche un’apposita sezione, la B II E, destinata a Rom e Sinti: il cosidetto “zigeuner lager”, il “campo zingaro”, un ghetto nel ghetto. All’interno di questo girone infernale, Rom e i Sinti furono torturati, sottoposti ad inimmaginabili esperimenti pseudo-scientifici, violentati, odiati ed infine sterminati in un’inarrestabile spirale di violenza perpetrata nella più totale e disarmante indifferenza generale.
Solo con il Genocidio di Rom e Sinti, infatti, si è paradossalmente realizzato quel progetto di “sterminio silenzioso” veramente voluto dal nazismo. Si sono create, cioè, tutte le condizioni affinché l’assassinio di oltre 500.000 Rom e Sinti non venisse mai ricordato. Lo stesso Processo di Norimberga escluse i popoli Rom e Sinti dalle riparazioni successive in quanto ritenuti ufficialmente non facenti parte del dramma dell’Olocausto.

Oggi, 27 gennaio 2009, è il “Giorno della Memoria”, una data il cui valore storico e civico deve essere presente in ciascuno, ogni giorno. Per non dimenticare che il razzismo, di ieri e di oggi, continua a produrre sofferenze ed indicibili mostruosità.

Popica Onlus oggi vuole ricordare i Rom e Sinti sterminati nei campi nazisti, rimasti senza voce nel tempo, rimossi dalla storia, in attesa di giustizia, vittime ancor oggi dell’efferata crudeltà della società e della sua voluta indifferenza.

Vi proponiamo in conclusione una testimonianza di una donna sopravvissuta a cui l’antisemitismo ha distrutto l’anima. Per gli ex-deportati è difficile raccontare, un ritorno al dolore che vorrebbero rimuovere per ricominciare a vivere veramente, ma raccontare è un dovere, un segno di rispetto verso la morte dei loro compagni, perché essa non sia solo un altro invisibile evento della nostra storia.

Abitavamo a Monaco in una casa che aveva anche una scuderia, perché mio padre commerciava cavalli. Quando scoppiò la guerra papa` fu chiamato a fare militare. Presto` servizio nella Flak, la contraerea tedesca contro gli inglesi. Un giorno vennero le SS, requisirono tutti i cavalli e ci deportarono a Dachau. Mia sorella maggiore, di quindici anni, fu subito portata via e non la vedemmo mai più. Mia madre tento` di trattenerla, ma la bastonarono sulla schiena così forte che le ruppero le reni e poco dopo morì. Le mie sorelline di tre e cinque anni dovevano portare avanti e indietro mattoni; se cadevano, le prendevano a calci con gli stivali. Anche loro morirono presto. Un giorno portarono al campo anche mio padre. Era là, in divisa, in mezzo al cortile. Lo ammazzarono a bastonate davanti ai nostri occhi. Io avevo allora dodici anni. Mi fecero dei raggi al ventre. Dopo ebbi dolori fortissimi, ma sono vissuta. Sono vissuta sì, ma non come donna, perché non posso più avere figli.”

 

Emilia Sattler – testimonianza raccolta a Bolzano nel 1967

 

 

 


 

 

 

Comunicato stampa

Giornata della Memoria, sterminio dell’umanità

La comunità rom dell’occupazione di via delle Cave di Pietralata partecipa alla Giornata della Memoria delle vittime del nazismo e del fascismo: insieme alla Shoa, la comunità rom ricorda anche il Porrajmos, lo sterminio del popolo Rom , come anche l’uccisione dei dissidenti tedeschi e dei comunisti, delle persone omosessuali, delle persone portatrici di handicap, degli aderenti alla religione pentecostale e dei Testimoni di Geova. Secondo l’Università del Texas, in seguito al Porrajmos (in lingua romani significa “grande divoramento”) morirono tra 500.000 e 1.500.000 di donne, uomini, bambini e bambine rom di tutto il continente europeo. In occasione della Giornata della Memoria, la comunità rom di via delle Cave di Pietralata si augura un futuro di accoglienza e solidarietà verso i migranti che partecipano alla vita italiana in tutti i suoi aspetti: nel lavoro, nelle scuole, nelle case, nei luoghi di culto, nella vita pubblica.

L’occupazione di via delle Cave di Pietralata è stata fatta il 14 febbraio 2008, quando una comunità di rom rumeni che vivevano in baracche di fortuna a Quintiliani è entrata in un’area abbandonata per rispondere alle necessità abitative più elementari. La comunità rom è composta da circa 60 persone, di cui la metà minori di 18 anni; 15 bambine e bambini in età scolare sono stati inseriti nelle scuole della zona, dando loro la possibilità di migliorare la propria vita e di conoscere meglio l’Italia attraverso l’istruzione e la socialità. Alcune donne hanno svolto attività di sartoria e sperano di creare al più presto un laboratorio che permetta loro di lavorare e contribuire al mantenimento della propria famiglia. L’occupazione è sostenuta da diverse associazioni (Arci, Popica onlus, La Strada, bottega del commercio equo Tutti giù per terra, Diversamente) e dai partiti del centro-sinistra;

Il 14 febbraio 2009, in occasione del primo anniversario dell’occupazione, si svolgeranno delle iniziative sulla cultura rom, aperte al territorio ed alla cittadinanza romana.

Roma, 26 gennaio 2009