Comunicato – gli sgomberi continuano

Stamane sono cominciate le prove generali dello sgombero di Tor di Quinto, a Roma, da parte del Comune. Un sindaco impotente a risolvere i problemi del degrado della nostra città persevera nella scelta che l’unica alternativa all’emarginazione dei cittadini Rom di Roma è quella della “concentrazione” nel megacampo della Barbuta. Il sindaco Alemanno continua a perseguire la sua politica dispendiosa e inutile di emergenza fatta di sgomberi e concentrazione di centinaia di persone nei campi. Non vi è nelle politiche dell’amministrazione capitolina né nelle affermazioni del sindaco nessun elemento di discontinuità con il passato: la politica dell’emergenza continuerà a farci pagare i costi di una politica miope e inconcludente mentre centinaia di persone saranno nella migliore delle ipotesi deportate in moderni campi di concentramento ed altre disperse sul territorio della città, producendo nuovo disagio per i cittadini romani. In particolare negli ultimi giorni sia per quanto riguarda la comunità Rom di Tor di Quinto che per quanto riguarda quella di Tor dè Cenci anche gli stessi Rom hanno dichiarato la loro indisponibilità a essere forzatamente trasferiti. Dopo la Sentenza del Consiglio di Stato che dichiarava inesistenti le condizioni dell’emergenza Rom a Roma, il Comune continua a perseverare in tale direzione: come Arci auspichiamo che la prospettiva della soluzione della vicenda Rom all’interno della segregazione dei campi venga definitivamente abbandonata e questo per venire incontro alle giuste esigenze sia dei cittadini della città che dei cittadini Rom. Roma non ha bisogno di ghetti urbani ma di politiche di inserimento sociale. Vogliamo sottolineare come con questi provvedimenti di “trasferimento” vengono penalizzati oltretutto tutti quei minori che o attraverso progetti dell’amministrazione o per iniziativa delle famiglie sono regolarmente iscritti nelle scuole del territorio. I campi Rom non sono una alternativa ad una domanda di inserimento socioabitativo di questi cittadini. Auspichiamo la loro chiusura definitiva in tempi brevi per alternative abitative che siano rispettose dei diritti umani e di quelli di cittadinanza di questi cittadini e cittadine.

Claudio Graziano, Arci Roma