COMUNICATO SU CASA POUND AL CAMPO DI VIA LOMBROSO

Stamattina 500 appartenenti a Casa Pound hanno manifestato davanti al campo rom di via Lombroso, impedendo a chi vi vive di uscire, compresi 90 bambini e ragazzi frequentanti le scuole.
Il rumore mediatico e le ferme condanne politiche che ne sono conseguiti non hanno fatto altro che dare ulteriore visibilità a questo gruppo di seminatori d’odio che, come altre fazioni d’estrema destra, si sta nutrendo del malessere delle periferie romane per accreditarsi presso una popolazione esausta e arrabbiata.
Media e politici farebbero invece bene a rispondere al perchè sia possibile che, dopo Tor Sapienza, anche a Torrevecchia, periferia ovest di Roma, il malessere sociale si scagli ancora contro gli ultimissimi della società reclusi in dei “campi nomadi”, di gestione comunale, che nulla hanno di umano, nè le condizioni di chi vi abita nè le spaventose cifre di chi vi lucra sopra da anni.
Non dimentichiamo che i razzisti sono un problema solo quando il loro odio trova terreno fertile nella miseria umana, nella disperazione, nel disagio, nell’abbandono. Dove lo Stato è assente serve un’azione solidale. Serve dire che la responsabilità non è nel rom costretto a sopravvivere nel campo disumanizzante, non è nel rifugiato che fugge dalle guerre, non è nel disoccupato o nel giovane senza futuro, ma è in un sistema, ormai marcio, che, barricato nei palazzi del centro città, ha inondato le periferie di cemento, mafie, speculazioni, disservizi.
Vittorio Arrigoni direbbe che c’è bisogno di restare umani. Noi aggiungiamo: ora più che mai.

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