Cos’e` Metropoliz

Cos’è Popica Onlus

L’Associazione Popica è una Onlus nata a Roma nel 2006. Aconfessionale ed apartitica, viene fondata sui valori dell’antirazzismo e del rispetto verso qualsiasi cultura. Opera, con pratiche di autodeterminazione contrarie al mero assistenzialismo, nel settore d’intervento sulle problematiche dell’infanzia violata con lo specifico obiettivo di approfondire e affrontare il problema presso le popolazioni dell’Europa Balcanica, sia sul territorio nazionale che estero.

Chi sono i Blocchi Precari Metropolitani

I Blocchi Precari Metropolitani (BPM) nascono nel 2007 da un gruppo di studenti, precari e famiglie che rivendicano il diritto al reddito e all’abitare.

Attraverso la riappropriazione, si oppongono alla rendita e al consumo di suolo e praticano il diritto alla città, affermando un uso pubblico degli spazi contro la continua cementificazione a uso privato. Secondo l’ultimo censimento EURISPES, a Roma sono circa 270.000 gli spazi privati abbandonati a fronte di un’emergenza abitativa che riguarda nel complesso 300.000 persone.

La nascita di Metropoliz

In seguito ad una mappatura del territorio, i BPM scoprono, su via Prenestina ai civici 911-913, tre ettari di terreno disseminato di capannoni e ferri vecchi: l’ex salumificio Fiorucci al 913 e un ex concessionaria di auto al 911.

Il 27 marzo 2009, un gruppo di giovani e famiglie italiane, peruviane, eritree, ucraine e magrebine, occupano i due edifici per riconquistare un pezzo di reddito. Nasce Metropoliz .

La comunità rom di via di Centocelle

Nell’ottobre 2008, durante la fase di mappatura del territorio prevista dal “Progetto Unita` di Strada” di Popica Onlus, gli operatori dell’Associazione entrano in contatto on la comunità di rom romeni in una baraccopoli di via di Centocelle, nel municipio VII a Roma, area successivamente erroneamente denominata dai mass media Casilino 700.

La comunità era all’inizio costituita da un nucleo di circa 80 persone, di cui la metà bambini. L’attività lavorativa maggiormente diffusa tra gli adulti era quella della raccolta di metalli dai cassonetti da rivendere a peso e di oggetti che potessero essere rivenduti nei mercatini dell’usato. Le donne rimanevano nell’insediamento assieme ai bambini. Nessun minore era scolarizzato e, anche tra gli adulti, il tasso di analfabetismo era di molto superiore al 50{3ee195ab38c8ea013e79b8f1970fc9f5a6890fe85d9f685f481c37a64b43d5d1}.

Popica Onlus e la comunità rom di via di Centocelle

Dopo essersi conosciuti vicendevolmente, Popica Onlus decise assieme alla maggioranza delle famiglie della Comunità, d’intraprendere un innovativo percorso di auto-recupero che andasse contro la logica dell’assistenzialismo di cui le comunità rom sono vittime da anni.

Il punto di partenza ha riguardato la scolarizzazione dei minori attraverso un percorso di formazione dei genitori sulla necessità dell’apprendimento scolastico dei propri figli.

I risultati che si ottennero tra l’ottobre 2008 e l’ottobre 2009 furono senza dubbio importanti e inattesi: 6 iscrizioni alla scuola media inferiore (Istituto Baracca), 18 iscrizioni alla scuola elementare e 10 iscrizioni alla scuola materna presso l’istituto Iqbal Masiq. Tutti con il massimo della frequenza e dei profitti.

A seguito della positiva collaborazione dimostrata dagli abitanti dell’insediamento, Popica Onlus scelse di continuare a percorrere la via dell’auto-sostegno avviando delle discussioni in forma assembleare, orizzontali e partecipate, all’interno della comunità di via di Centocelle. Da queste emerse che il problema percepito come più grave ed urgente dalla quasi totalità fu la propria condizione abitativa.

Il problema abitativo per la Comunità di via di Centocelle

Il campo di via di Centocelle era una distesa di baracche senza acqua, senza corrente elettrica, senza servizi igienici, senza fognatura e invasa dai topi.

Per questo parte della Comunità, passata in pochi mesi da 90 a 350 persone, scelse coscientemente di intraprendere un percorso che si fondasse sul rigetto della condizione attuale e di qualsiasi altra soluzione abitativa precaria priva di servizi e condizioni di vivibilità (compresi i cosiddetti “campi nomadi attrezzati”). Inoltre si decise di intraprendere un percorso partendo dal riconoscimento della propria vita come stanziali nel tessuto cittadino e quindi dalla volontà di vivere in case.

Di qui la scelta di circa 100 persone di entrare a far parte di un percorso di lotta per la casa con i Blocchi Precari Metropolitani.

20 marzo 2009 – la Comunità, sostenuta da Popica Onlus e dalla Scuola Iqbal Masih, presenta una lettera alle Istituzioni cittadine (protocollata da Municipio, Assessorato, Comune e Prefettura) chiedendo una soluzione alle condizioni d’invivibilità del campo. Non si é mai avuta risposta da alcuno.

26 aprile 2009 – lo sgombero previsto del campo di via di Centocelle viene rinviato per la mobilitazione in difesa della Comunità, a cui prendono parte anche genitori e insegnanti della Scuola Iqbal Masih, movimenti, partiti e realtà del territorio

1 maggio 2009 – per la prima volta i rom e le romni di via di Centocelle scendono in piazza sfilando nella MayDay che attraversa le strade di Roma est. Uomini, donne e bambini che manifestano dietro uno striscione bianco con scritta nera: “Siamo rom, non siamo nomadi. Vogliamo la casa”

30 maggio 2009 – partecipazione dell’intera Comunità alle mobilitazioni contro il G8 sull’immigrazione

18 giugno 2009 – mentre la Folgore si reca al campo per lo sgombero, la Comunità, sostenuta dai BPM, occupa l’ex stabilimento Heineken nel VI Municipio. L’azione riceve la solidarietà del quartiere e delle scuole.

20 giugno 2009 – la Comunità lascia lo spazio dopo che la Prefettura si impegna a predisporre servizi igienici minimi e d’apertura di un tavolo per trovare una soluzione abitativa degna per queste persone. Il tavolo si incontrerà una sola volta nei giorni successivi e registrerà la totale chiusura da parte delle istituzioni ad individuare soluzioni abitative degne per i rom diverse dai famigerati campi nomadi.

11 novembre 2009 – senza alcun avviso e senza l’individuazione di soluzioni abitative alternative credibili, il campo viene sgomberato da uno sproporzionato numero di forze dell’ordine e militari. La Comunità, rimasta in mezzo alla strada, sostenuta da Popica, dai BPM e dalla Scuola Iqbal Masih, si rifugia nuovamente dentro l’ex deposito Heineken

12 novembre 2009 – la polizia irrompe all’Heineken in forze. Alcune persone vengono caricate sui pullman per il rimpatrio, la grandissima parte viene nuovamente lasciata sulla strada. Alcuni vengono ospitati dal VI Municipio per poi essere destinata al centro d’accoglienza di via Salaria, il gruppo che aveva intrapreso il percorso per il diritto all’abitare, invece, entra a Metropoliz.

Le case dei Metropoliziani

I rom e le romnì con le loro famiglie, occupato il capannone del civico 911, costruiscono piccole casette in mattoni e adibiscono il grande spazio esterno antistante il capannone, come parcheggio dei furgoni utilizzati per il carico del ferro. Accanto a loro, in alcuni appartamenti recuperati, famiglie italiane e magrebine.

Collegato internamente al 911 c’è l’altra parte di Metropoliz, il 913, l’ex-fabbrica Fiorucci. Qui vivono famiglie provenienti dall’Africa sub-sahariana, dal Perù, dall’Est Europa e ancora italiani. Tutti in appartamenti molto dignitosi recuperati e strappati al vecchio salumificio. Sempre da questo lato, si sviluppano la maggioranza di spazi sociali: la piazza di Metropoliz, la sala riunioni, la ludoteca, l’aula scolastica, il campo da calcio, il playground ad un canestro e il ristorante gestito dalle signore della Cucina Meticcia Metropoliz.

Tutt’intorno a quest’area, i cui muri sono colorati da murales di indubbio valore artistico, vi sono delle enormi “piscine”, vecchie vasche per i rifiuti del salumificio, che sono state svuotate ma attualmente in disuso, in attesa di una migliore utilizzazione.

La Città Meticcia

Fin dall’inizio, Metropoliz viene battezzata anche come la “Città Meticcia”, un luogo d’incontro e fusione tra culture contro la logica del profitto e della ghettizzazione. Si é riusciti a superare la logica di spazio separato dalla città da mura e cancelli, riuscendo ad evitare l’instaurarsi di un meccanismo oppositivo noi-altri, dentro-fuori, attraverso l’apertura dell’occupazione al territorio: partecipazione degli occupanti alle iniziative dei quartieri limitrofi, in particolare il Quarticciolo, Tor de’ Schiavi e Centocelle, eventi organizzati all’interno di Metropoliz a cui erano invitate associazioni di quartiere, semplici cittadini, famiglie dei compagni di classe dei bambini di Metropoliz. Inizialmente questi tentativi furono partecipati quasi solo dagli stessi occupanti ma, con il passare del tempo, grazie alla voglia di apertura dei Metropoliziani, il territorio ha imparato a conoscere Metropoliz e ad apprezzare le persone che vivono al suo interno, perché ha imparato a conoscerle.

Oggi Metropoliz é attraversata da moltissime realtà territoriali e cittadine.

Individui che scelgono di confrontarsi con un modello di città in cui l’intero mondo può incontrarsi e crescere assieme.

Oltre alle attività quotidiane che associazioni, movimenti, comitati, università o singoli cittadini svolgono quotidianamente all’interno della Città Meticcia (tra tutte la scuola d’italiano per stranieri, una ludoteca e un doposcuola per bambini) vi sono importanti eventi di carattere socio-culturale che hanno trasformato Metropoliz in un importante laboratorio cittadino in cui viene sperimentata quotidianamente la reale inclusione sociale.

Space Metropoliz Metropoliz é anche cinema. Gli occupanti di una vecchia fabbrica dismessa decidono di abbandonare le barricate e sottrarsi una volta per tutte alle spinte centrifughe della città inospitale che sempre più li pone ai margini della società civile, negandogli tetto, lavoro, salute, legalità. Nuova destinazione, la Luna! Questa la trama del cortometraggio (a cavallo tra Voyage dans la Lune di Méliès e Miracolo a Milano di De Sica) che una troupe cinematografica (Fabrizio Boni e Giorgio De Finis) decide di girare con l’aiuto degli occupanti del Metropoliz.

Un lavoro umano di enorme spessore partorito tra le mura della Città Meticcia.

Il calcio a Metropoliz – Metropoliz é anche sport. Una squadra di calcetto che milita in diversi tornei cittadini. Bambini della Città Meticcia che indossano con orgoglio la maglia della loro squadra e che settimanalmente si allenano nel campetto del Metropoliz per le partite del sabato pomeriggio in giro per la città e per prepararsi al meglio all’appuntamento del Mediterraneo Antirazzista che, ideato e svolto annualmente a Palermo, in maggio fa sempre la sua tappa romana nella Città Meticcia. Un torneo che, come la stessa squadra dei mini-campioni, fa dell’incontro e non dell’agonismo la propria virtù.

Metropoliz sale in cattedra – Vista la sua unicità e la potenza sociale e formativa di questo spazio liberato e meticcio, Metropoliz diviene da subito un luogo di studio per diversi soggetti universitari. All’interno della Città Meticcia si susseguono visite di studiosi e università che vogliono approfondirne ed apprezzarne il funzionamento. Tra tutte vanno ricordate le collaborazioni con lo University College of London, la Facoltà di Architettura di Roma Tre, il Dipartimento di Architettura e Urbanistica d’Ingegneria de La Sapienza e la Facoltà di Antropologia de La Sapienza.

Il futuro di Metropoliz

Gli architetti Sotgia e Marchini hanno sviluppato un progetto di recupero che prevedrebbe la realizzazione di uno spazio su tre piani in grado di rispondere al fabbisogno di 600 persone in 200 appartamenti, in un ambiente composto di molta luce e enormi spazi comuni verdi. Il costo di costruzione sarebbe di 950/1032 euro a mq per un area di 14.000 mq in tutto, per un totale, quindi, di 14 milioni. A questi andrebbero aggiunti 6 milioni per l’acquisto dell’area. Il sogno di Metropoliz e molto di più si realizzerebbe con una spesa 20 milioni (circa 2/3 del costo del Piano Nomadi a Roma capace di portare solo sgomberi senza soluzioni alternative e la costruzione di invivibili container per un numero inferiore di persone).

Il futuro di Metropoliz é tutto qui.

Passa attraverso la voglia della politica e della società civile di credere nel reale welfare dei cittadini, nel riconoscere che la società meticcia é già una realtà che lo si voglia o meno, nella volontà di opporsi a logiche di mero profitto per i soliti pochi, nella consapevolezza che lo spirito di Metropoliz é destinato a contagiare l’intera città e a perdurare anche oltre l’esistenza di questa fabbrica entro le cui mura pulsa un cuore grande che ci parla di umanità.

Restate umani, al fianco di Metropoliz.

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