Dalla Romania – Rachela: fra discriminazione e autodiscriminazione

 

Rachela, 23 anni, è cresciuta fra gli orfanotrofi del distretto di Satu Mare ed è entrata nell’appartamento sociale del Progetto StradAlternativa esattamente un anno fa. Rachela ha la carnagione scura, i capelli e gli occhi neri: Rachela è una romnì, di quelle che non si possono nascondere neanche volendo. Una romnì con i capelli corti, senza figli, che non è nomade, che veste in jeans e scarpe da ginnastica, che parla solo qualche parola di romanì, che non ruba, non chiede l’elemosina e non legge la mano alla gente che passa. Ma in Romania rimane comunque una “țiganca” (zingara), qualunque cosa tenti di fare.

Dopotutto a Satu Mare anche il mercato della strada fa le sue distinzioni ed una prostituta romnì “vale” in media fino a 3-4 volte in meno rispetto ad una prostituta romena.

Rachela ha un’indole creativa molto sviluppata e quest’anno ha frequentato un corso di formazione di 7 mesi come apprendista parrucchiera. E le piaceva quel corso. Quest’estate siamo andati a trovarla durante una lezione con gli operatori di Stea e SER nostri partner nel progetto e mi ricordo la fierezza e la soddisfazione con cui ci spiegava ogni dettaglio, ci mostrava ogni strumento utilizzato al corso.

Nel frattempo gli operatori di Stea hanno continuato con lei a cercare un possibile posto di lavoro, anche in altri ambiti, ma ogni volta bastava che la vedessero in faccia per rifiutarla. Dai ristoranti alle tavole calde, agli alberghi. Sarà successo almeno una decina di volte.

Del mio tempo trascorso in appartamento sociale quest’estate Rachela è stata una fra i “protagonisti”. Nei 10 giorni in cui sono rimasta a dormire in appartamento, la struttura residenziale del progetto, tecnicamente ero l’operatore responsabile di notte. Io però, lavorando e vivendo lì anche di giorno e non essendo brava con la cucina romena, al contrario di Rachela che se la cava piuttosto bene a cucinare, dividevo con lei e David*, un altro dei sei abitanti della casa, la spesa settimanale. Ed entrambi ogni giorno si preoccupavano di venirmi a chiamare, prima di mangiare, puntuali, per decidere insieme cosa mangiare per pranzo o cena.

Rachela è forte. Eppure tante volte già quest’estate le ho letto in faccia come un desiderio nascosto di eliminare da sé quei tratti e quei colori che la rendono così “evidentemente” romnì.

Vergognarsi di essere se stessi. Vergognarsi della propria identità. Fino al punto di decidere, almeno per ora, di non tentare neppure di trovare un lavoro come parrucchiera, nonostante il diploma conseguito in Ottobre. Magari piuttosto un lavoro meno visibile, magari qualcosa più nell’ombra, qualcosa che “vada bene” per una romnì…

Alessandra Furnari

Responsabile del Progetto StradAlternativa per POPICA ONLUS

*Per ragioni di privacy i nomi dei ragazzi sono fittizzi.