Diario di bordo, domenica 25 luglio 2010

Una scuola mette a disposizione la piscina e il gioco è fatto. In circolo ci presentiamo, ognuno scandisce il suo nome, anche i più timidi.
Marius, presente con la mamma Luminita, chiude il cerchio anagrafico. Anche per lui a settembre si apriranno le porte della scuola dell’infanzia. Una scuola pubblica da difendere con i denti. E da rilanciare, sviluppando l’intercultura nel corpo docente.
Ad altre latitudini la scuola si fa nel deserto, in condizioni proibitive. La tenacia e l’impegno di molti garantiscono il minor tasso di analfabetismo di tutta l’Africa, un motivo di orgoglio per il popolo saharawi, in lotta da decenni per la propria autodeterminazione.
Dietro ogni nome scandito c’è un patrimonio di storie e provenienze.
Ma è il momento di entrare in acqua, quasi nessuno sa nuotare. E allora, spalmata la crema protettiva, facciamoci coraggio. Nei campi profughi non esistono piscine.
Ci tuffiamo noi operatori e riceviamo i bimbi. Braccioli, cuffiette, incredulità, alla fine entusiasmo.
Sarà una giornata da ricordare, contornata da biciclettate e partite a pallone. Con un bel pranzo consumato tutti assieme, nella mensa della struttura.

 

Immagine-063