Diario di bordo, venerdì 16 luglio 2010

 

 

Si parte alle 11 sotto un sole cocente, negli occhi dei bambini l’attesa covata da tanto tempo e la gioia liberatoria della partenza. Le 3 Mariane, e poi Nuta, Madalina, Nicolae, Nicola, Ionut, Florina, ci siamo tutti. Alcuni di loro non hanno mai visto il mare.
Il viaggio procede con 3 macchine incolonnate nel traffico sempre intenso di Roma e delle sue consolari. Ma nella truppa c’è allegria, mentre guido ripasso qualche vocabolo di rumeno e romànes, le Mariane si rivelano ottime insegnanti.
Presto ci fermiamo perchè Nicu, il più piccolo della carovana, figlio di Bonni, non regge molto l’automobile.
“Ma quanto manca?”.
Luca e Teo, compagni di scuola dei ragazzini del Metropoliz, non fanno fatica ad entrare in sintonia ed apprezzano lo spirito di gruppo.
Il mare è un miraggio, il mare è all’orizzonte. Anche per questi bambini di un pezzo di Roma meticcia, rovente, avvolta in una cappa di afa. Oggi ai loro cuori si apre una distesa infinita di acqua blu, per un giorno anche loro godono del refrigerio nell’evasione dalla city.
Ad aspettarci ci sono Luca e Michelle, con Martina e Matilda.
Una fetta di scuola Iqbal Masiq al Lido dei Pini.
Ci si cambia in fretta e subito dentro l’acqua, neanche il tempo di piantare gli ombrelloni.
Giochi, schizzi, sorrisi, qualche bracciata per i più grandicelli. Tuffi, spruzzi, e il piccolo Nicu che ancora non si capacita, tra le braccia del papà.
Qualcuno non uscirà mai, in un interminabile bagno.
Ma dobbiamo richiamarli perchè si mangia tutti assieme. L’ospitalità è grandiosa, panini, pasta, riso, farro. Siamo tutti seduti a un tavolo, all’ombra.
I bambini vorrebbero dormire in spiaggia questa notte, probabilmente non tornare più a Roma. Tireremo fino alle 18, tra castelli di sabbia, materassini e giochi con la palla. La casa di Luca e Michelle è adibita a quartier generale per le docce ed il cambio.
Si riparte tra gli abbracci. Un altro giorno nel percorso di emancipazione, che dalle fabbriche abbandonate di Calarasi, chiuse dopo la caduta di Ceausescu, porta ai raid camorristici di Ponticelli e agli sgomberi polizieschi degli insediamenti sulle sponde del Tevere, al canalone di Centocelle, all’interazione con Popica onlus, alla scuola fino ad allora negata, alla lotta per l’abitare dignitoso con i Blocchi Precari Metropolitani. E ancora avanti, nella gioia e nell’educazione di queste nuove generazioni di romani. Tra voglia di conoscere e trovare rispetto, nell’evasione permanente dai ghetti.
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