Francia, ricordi più la tua lezione di fraternità?

Questo è il punto di partenza, da risolvere e affrontare come tanti nella vita delle metropoli. Ma l’atteggiamento scelto platealmente dal presidente francese Sarkozy, la pressione psicologica che Parigi sta esercitando sull’Unione Europea contro i Rom, nulla hanno a che fare con l’indispensabile ordine nelle nostre città. È un tentativo, goffo e scoperto, di recuperare il consenso perduto da Sarkozy mettendo sotto pressione i nomadi con le espulsioni. I problemi francesi sono chiari, le promesse di riforma economica non mantenute, un sistema di pensioni che non si riesce a modernizzare, uno stato sociale troppo pesante, la competizione, industriale e di prestigio nell’Ue, ormai perduta contro la formidabile Germania della cancelliera Merkel.

Provare a riguadagnarsi l’elezione all’Eliseo scacciando dei cittadini comunitari sotto l’occhio di telecamere amiche non è degno del paese che ha insegnato al mondo che cosa siano la libertà, l’uguaglianza e la fraternità. E quando l’Unione Europea ha ribadito a Sarkozy che il diritto di libera circolazione europea è garantito a tutti, ricchi e poveri, di qualunque etnia o credo, Sarkozy – dicono le cronache – ha investito il presidente Barroso con la stessa foga con cui s’è arrabbiato d’estate sul set della moglie, attrice con Woody Allen.

È una strada sbagliata. Il futuro dell’Europa, il suo straordinario mercato libero, la sua valuta che ha stupito il mondo, la creatività del programma universitario Erasmus che ha forgiato la prima generazione «europea», non si difendono eludendo i problemi e facendo la voce grossa con i più deboli. Ed è bene che Roma non segua Parigi su una strada che è non solo ingiusta, ma anche, a breve, perdente come chi ha voluto imboccarla.

da Il Sole 24 ore del 17 settembre 2010