Il diario da Satu Mare di Ylenia, la volontaria SVE inviata in Romania da Popica Onlus

Adesso sapevo chi avevo di fronte: bambini e ragazzi che, nonostante giorno dopo giorno affrontino la dura realtà della vita di strada, sono sempre pronti a regalare affetto e sorrisi alle persone che, consapevolmente, decidono di sostenerli nella loro vita quotidiana. Questi ragazzi sono giovani di età compresa tra i 10 e i 35 anni e la maggior parte di loro da anni partecipa assiduamente ed attivamente alle attività che si organizzano nel centro diurno. Il 90{3ee195ab38c8ea013e79b8f1970fc9f5a6890fe85d9f685f481c37a64b43d5d1} di questi è di etnia Rom. Provengono da famiglie disgregate – nel caso in cui essi abbiano una famiglia – ed in passato, nella maggior parte dei casi, sono stati vittime di violenze e soprusi sia all’interno delle mura domestiche sia negli orfanotrofi. E’ proprio da queste realtà che la maggior parte dei bambini è scappata agli inizi degli anni 90’ e continua a scappare ancora oggi , trovandosi a vivere per strada.
Mi hanno sconcertata i racconti di Cristina di Stea circa le politiche che sono state implementate negli ultimi 25 anni in relazione agli orfanotrofi: dalla loro istituzione per far fronte alle continue nascite di bambini – a causa della legge che vigeva ai tempi di Ceaucescu che proibiva l’aborto – fino alla chiusura di quelli che sono stati definiti dei “lager”, avvenuta non appena la Romania è entrata nell’UE. I bambini con cui Cristina aveva cominciato a lavorare negli orfanotrofi, anni dopo non c’erano più e non si trovavano nemmeno dai parenti a cui i servizi sociali li avevano improvvisamente affidati ( zii, nonni con cui non avevano mai avuto alcun tipo di relazione e che, nella maggior parte dei casi, stavano attraversando un periodo di grande difficoltà economica ). Dopo varie ricerche è riuscita a trovare qualcuno dei bambini che conosceva: adesso la loro casa era la strada, dormivano sotto i ponti, pativano la fame ed il freddo e sniffavano colla.

Per questo è nata Stea, che da anni combatte contro la duplice discriminazione cui sono soggetti i ragazzi di strada. Essi rappresentano, infatti, la “spazzatura” della società e, inoltre, sono Rom. Supportare l’integrazione sociale e professionale degli “invisibili” discriminati non è cosa semplice.
Sono rimasta sorpresa e meravigliata dai risultati raggiunti da Stea nel corso di pochi anni di attività dell’associazione, soprattutto per ciò che riguarda l’accrescimento dell’autostima dei ragazzi ed il loro coinvolgimento nelle attività di lavoro manuale. Hanno voglia di fare, di farsi vedere, di farsi notare, di dimostrare quello che valgono, di integrarsi nella società.
Nella splendida Romania, lacerata dalle politiche adottate negli ultimi 20 anni, oggigiorno il salario medio si aggira intorno ai 200 euro, ma il costo della vita è sorprendentemente alto, dato che l’inflazione ha raggiunto massimi storici negli ultimi anni. Inoltre, l’attuale crisi sta mettendo sempre più a repentaglio la vita di quelle persone che non hanno mai goduto dei diritti elementari di cui ogni cittadino gode.
E’ una sfida difficile quella che Popìca e Stea hanno deciso di affrontare ed è inevitabile non pensare alle difficoltà cui andranno incontro i ragazzi che sosteniamo ed educhiamo. Tuttavia, penso anche, e soprattutto, alle possibilità che si aprono davanti a noi, alla creatività che ci ispira ,alle nuove attività da implementare ed alla voglia dei ragazzi di andare avanti. Penso, infine, che durante i miei 9 mesi di permanenza a Satu Mare saremo in grado, tutti insieme, di affrontare la dura realtà e di avviare processi che renderanno sempre più realistici gli obiettivi che intendiamo perseguire e che ci siamo prefissati di raggiungere nel medio-lungo periodo.