IL PERCORSO CON LA COMUNITA’ ROM E ROMNI’ DELL’EX-INSEDIAMENTO DI VIA DI CENTOCELLE

L’Associazione Popica è una Onlus aconfessionale ed apartitica, fondata sui valori dell’antirazzismo e del rispetto verso qualsiasi cultura. Opera nel settore d’intervento sulle problematiche dell’infanzia violata con lo specifico obiettivo di approfondire e affrontare il problema presso le popolazioni dell’Europa Balcanica, sia sul territorio nazionale che estero. Presta particolare attenzione alla drammatica situazione dell’abbandono minorile in Romania.
L’Associazione Popica Onlus è impegnata dal 2008 come referente del progetto “Unità di strada”, nell’ambito delle attività aggiuntive ed innovative presentate dalla Casa dei Diritti Sociali nel progetto di “scolarizzazione minori rom” promossa dal Dipartimento XI del Comune di Roma.
Il progetto ha come destinatari gli abitanti dei cosiddetti insediamenti “spontanei”.
Durante la fase di mappatura degli insediamenti sul territorio di competenza, gli operatori di Popica Onlus entrano in contatto, nell’ottobre 2008, con la comunità di rom romeni sita in via di Centocelle, nel municipio VII a Roma.
La comunità era allora costituita da un nucleo di circa 80 persone, di cui la metà bambini L’11 novembre 2009, giorno del definitivo sgombero, erano presenti nell’insediamento 336 rom e romnì.
L’attività lavorativa maggiormente diffusa tra gli adulti era quella della raccolta di metalli dai cassonetti da rivendere al peso e di oggetti che potessero essere rivenduti nei mercatini di oggetti usati. Le donne rimanevano nell’insediamento assieme ai bambini. Nessun minore era scolarizzato e, anche tra gli adulti, il tasso di analfabetismo era di molto superiore al 50{3ee195ab38c8ea013e79b8f1970fc9f5a6890fe85d9f685f481c37a64b43d5d1}.
Popica Onlus ha deciso assieme alla maggioranza delle famiglie della Comunità, d’intraprendere un innovativo percorso di auto-recupero che andasse contro la logica dell’assistenzialismo di cui le comunità rom sono vittime da anni.

 

SCUOLA

Il punto di partenza ha riguardato la scolarizzazione dei minori attraverso un percorso di formazione dei genitori sulla necessità dell’apprendimento scolastico dei propri figli.

Le fasi di questo progetto di auto-scolarizzazione sono state:

  1. l’auto-censimento della stessa comunità che servisse a quantificare i minori in età scolare;
  2. il dialogo con le famiglie per formarle all’importanza scolastica per i propri figli e per la famiglia stessa;
  3. l’avvio della fase di pre-scolarizzazione attraverso la vaccinazione dei bambini (in questa fase si è ricorsi ai servizi della ASL di competenza dove i bambini sono stati condotti dagli stessi genitori, a loro volta accompagnati e formati ai servizi dagli operatori di Popica Onlus);
  4. il contatto con le scuole, attraverso incontri delle Dirigenze Scolastiche direttamente con le stesse famiglie dei bambini con l’ausilio, ove fosse necessario, di traduttori linguistici di Popica Onlus;
  5. l’iscrizione alla classe;
  6. la formazione delle famiglie agli obblighi scolastici (regole ed orari);
  7. l’accompagno degli studenti da parte degli stessi genitori;
  8. lo sviluppo della relazione scuola-famiglia senza la mediazione;
  9. la supervisione degli operatori di Popica Onlus della frequenza scolastica.

 

I risultati ottenuti tra l’ottobre 2008 e l’ottobre 2009 attraverso questa innovativa pratica di scolarizzazione, sostenuta con costi minimi, grazie soprattutto all’ausilio di molti volontari e volontarie di Popica Onlus, sono senza dubbio importanti:

  • 6 iscritti alla scuola media;
  • 18 iscritti alla scuola elementare (13 alla Iqbal Masih);
  • 10 iscritti alla scuola materna (5 alla Iqbal Masih).

Come detto, si tratta di bambini cui la condizione materiale di svantaggio aveva fino all’ottobre 2008 negato o garantito a singhiozzo l’accesso alla formazione, sia nei paesi di provenienza che in Italia. Molti di questi ragazzini hanno dovuto iniziare il loro percorso scolastico a 10 o 12 anni. Nel consentire l’inserimento hanno giocato un ruolo importante i protocolli di intesa stipulati da Popica Onlus con la suola media Baracca e la scuola elementare Iqbal Masih, in collaborazione con la Cds. Oltre a quello delle famiglie dei minori, è stato fondamentale il ruolo svolto in questo processo dalle stesse scuole che, comprendendo l’importanza di tale percorso innovativo, hanno incentivato e sostenuto questa forma di scolarizzazione autonoma mettendo a disposizione del progetto capacità e sensibilità uniche.

I risultati riscontrati dopo un anno di progetto da Popica Onlus e dalle scuole coinvolte sono stati:

  • l’altissima frequenza scolastica dei bambini, che è valsa, per 5 di loro, l’ottenimento di borse di studio per la frequenza dimostrata;
  • il completo rispetto delle regole scolastiche e di convivenza civile da parte dei bambini e delle famiglie;
  • il puntuale rispetto delle regole igieniche, nonostante le invivibili condizioni sanitarie dell’insediamento;
  • la totale disponibilità delle famiglie dei bambini a collaborare con l’istituzione scolastica;
  • la partecipazione assidua a tutte le attività scolastiche ed extra-scolastiche di bambini e famiglie;
  • la creazione d’importanti legami sociali tra le famiglie dei bambini rom con le famiglie dei compagni di classe e gli stessi insegnanti;
  • l’avviamento di un reale processo d’interazione sociale di genitori e figli con l’intero territorio municipale.

 

DECISIONI COMUNITARIE

A seguito dei risultati dimostrati nel processo di auto-scolarizzazione e della collaborazione dimostrata dagli abitanti dell’insediamento, Popica Onlus ha scelto di continuare a percorrere la via dell’auto-sostegno avviando delle discussioni in forma assembleare all’interno della comunità di via di Centocelle. Si è ritenuto, infatti, che per dare risposte reali alle problematicità dei minori della comunità fosse necessario risalire alle necessità delle intere famiglie, senza però imporre preconcetti esterni alla cultura della comunità, ma andando ad ascoltare ed elaborare quali fossero le esigenze percepite dalla stessa, cercando di studiare, assieme a loro, soluzioni condivise.

Durante le assemblee si è dapprima cercato di creare una forma di comunicazione che fosse includente di ogni singolarità della comunità, senza creare esclusioni su basi gerarchiche esistenti all’interno dell’insediamento. Successivamente i rom hanno affrontato quelle che sono le loro difficoltà cercando, per la prima volta, di far emergere una scala di priorità. Il problema percepito come più grave dalla quasi totalità è la condizione abitativa, subito dietro l’assenza di lavoro stabile e, infine, i problemi legati alla salute che, però, erano per lo più riconducibili alle pessime condizioni di vita interne all’insediamento.

Individuati i problemi, il percorso di auto-aiuto è proceduto con la formazione ai Diritti fornendo alla comunità quegli strumenti cognitivi che li rendessero consci di essere a tutti gli effetti possessori di Diritti inalienabili, quali i Diritti umani. Specificatamente nell’ambito del bisogno di un alloggio adeguato si è fatto riferimento all’art. 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.

Questo processo di formazione ai diritti è stato fondamentale per scardinare la peculiare caratteristica del pensare di molti rom che vivono in una condizione di sudditanza fisica e psicologica tale da portarli a negare il loro stesso essere uomini e donne portatori di diritti. Solo grazie a questo passaggio di presa di coscienza è stato possibile far emergere i desideri della comunità, desideri che superassero la necessità di sopravvivenza ambendo ad intraprendere un reale percorso di riconquista della vita propria e dei propri figli.

 

ABITARE DEGNO

Sull’abitare, grazie al fondamentale lavoro svolto da due operatrici di Popica Onlus professioniste del settore socio-urbanistico, dopo i diritti sull’abitare, si è passati ad analizzare le prospettive future. Al termine di questo lavoro, la maggioranza della comunità ha scelto di iniziare un percorso che si fondasse su quattro punti fondamentali:

  • il rigetto della condizione attuale e di qualsiasi altra soluzione abitativa precaria priva di servizi e condizioni di vivibilità;
  • l’assoluta contrarietà a prospettive di vita all’interno dei cosiddetti “campi nomadi attrezzati”, in quanto non rispondenti a situazioni abitative degne e mancanti di garanzie di reale libertà;
  • il riconoscimento della propria vita come stanziali e non nomadi, necessità dettata anche dalla volontà, propria e delle famiglie, d’inserirsi sul territorio;
  • la volontà di vivere in case.

Riconoscendo questi quattro punti come fondamentali, la comunità ha iniziato per la prima volta a sentirsi parte di un’umanità con le stesse necessità, abbandonando la sottomissione psicologica che la intrappolava, e abbracciando individui con la stessa problematica abitativa. Di qui la scelta di circa 90 persone di entrare a far parte di un percorso di lotta per la casa con i Blocchi Precari Metropolitani, una rete di precari, studenti, migranti che rivendica il diritto all’abitare, all’accoglienza, al reddito e alla cultura.

La sfida coraggiosa, anche da un punto di vista culturale, lanciata dalla comunità rom e romnì di Centocelle con la decisione di intraprendere un percorso di dignità insieme ad altre cittadine e cittadini, italiani e non, accomunati dagli stessi bisogni ha portato nel giugno scorso, in occasione del primo tentativo di sgombero dell’insediamento abusivo, all’occupazione dell’ex stabilimento Heineken in via dei Gordiani. Un’iniziativa che ha reso pubblica la rivendicazione del diritto all’abitare da parte di questi cittadini rumeni di cultura rom: “Siamo rom, non siamo nomadi. Vogliamo una casa”.

In quell’occasione il prefetto di Roma si era detto disponibile a ragionare, assieme al Comune, su un percorso condiviso per individuare una soluzione abitativa fuori dalla logica dei campi contemplata nel “piano rom”, riconoscendo il percorso autonomo di inserimento nel territorio che la comunità aveva intrapreso. Nell’attesa, scongiurato il rischio di un nuovo intervento dei militari, l’insediamento di via di Centocelle veniva rifornito di acqua e servizi igienici dal comune di Roma.

Nel frattempo, insieme ai Bpm e a Popica Onlus, la comunità ha continuato a ragionare sulla possibilità di proporre un progetto di auto recupero di uno delle migliaia di stabili abbandonati in città. Fino allo sgombero del campo avvenuto l’11 novembre 2009, senza l’individuazione di soluzioni abitative credibili. La comunità ancora una volta ha rifiutato la logica della ghettizzazione e dell’assistenzialismo ed è tornata a occupare l’ex stabilimento Heineken, territorialmente in grado di garantire la continuità del percorso di auto inserimento sociale, a partire dalla relazione con le scuole.

Dopo l’annientamento definitivo di tutte le baracche dell’insediamento e lo sgombero dell’ex stabilimento Heineken, i Bpm hanno accolto la comunità rom e romnì di Centocelle all’interno di Metropoliz, un’ex fabbrica su via Prenestina occupata nel marzo scorso.

Insieme, gli abitanti di Metropoliz, i rom e le romnì di Centocelle, i Bpm e Popica Onlus hanno lanciato una sfida su un’idea di città fatta di accoglienza e di diritti, dove, alla pari, persone appartenenti a culture differenti mettono insieme risorse e idee e costruiscono prospettive di vita degne. Un percorso meticcio di rivendicazione del diritto all’abitare, in grado di immaginare e di costruire concretamente un’altra città possibile a partire da Metropoliz, dove i rom stanno iniziando a realizzare le proprie unità abitative recuperando e riqualificando uno spazio abbandonato, all’interno del quale le differenze non sono un ostacolo ma una ricchezza per tutti.

 

LAVORO

Le attività lavorative diffuse tra gli adulti della comunità hanno fatto nascere l’idea di un possibile progetto per la creazione di una Cooperativa in cui possano esprimersi le capacità di ciascuno. Nello specifico, l’idea del progetto, nata dai desideri della comunità che si è confrontata con le modalità e le tipologie dei lavori, consiste nella creazione di una cooperativa sociale di facchinaggio che possa occuparsi di piccoli interventi quali sgomberi di cantine, traslochi di piccole e medie dimensioni. Lo scopo principale vorrebbe essere il miglioramento complessivo della situazione socio-economica dell’intera comunità e la regolarizzazione lavorativa degli stessi appartenenti. Si sono valutate le competenze acquisite in precedenti esperienze lavorative da parte di qualche membro e quelle intrinseche alla cultura rom e si è scelto di sviluppare un progetto pilota di promozione delle stesse che possa avere benefici non soltanto sui membri che attivamente ne potrebbero far parte, ma anche su tutta la popolazione della comunità. Una stabilizzazione lavorativa dei membri adulti arrecherebbe benefici in primo luogo di tipo qualitativo per ciò che riguarda l’innalzamento degli standard di vita, il miglioramento della condizione abitativa e lavorativa dei gruppi familiari con il conseguente impatto benefico sul rendimento scolastico dei bambini. In secondo luogo il progetto vorrebbe facilitare una maggiore integrazione basata sulle reali capacità dei membri che ne faranno parte e non su un aiuto assistenzialistico esterno; potrebbe essere inoltre portatore di un valore aggiunto culturale, in quanto potrebbe funzionare da ponte tra la cultura rom e quella italiana in un incontro efficace basato sulla lealtà e la fiducia inserite in un contesto di tipo lavorativo.

Il progetto, nella sua versione pilota, mira ad una auto-sostenibilità di medio periodo (1-2 anni) e non si esclude la possibilità che tale progetto modello possa rappresentare i prodromi di nuove esperienze di tipo micro-impreditoriale con gli stessi Rom.

Nato come una sfida ai luoghi comuni sulla popolazione Rom, il Progetto è stato presentato da Popica Onlus all’interno di un bando pubblico, dal quale, però, per il momento, è giunto un riscontro negativo. L’intenzione è quella di proseguire, però, nel tentativo di creare questa cooperativa sentita come necessità dalla comunità dei rom e delle romnì.

Rimane di assoluta urgenza l’avvio di un percorso d’alfabetizzazione italiana per gli adulti.

 

SALUTE

L’assistenza sanitaria è stato dall’inizio uno dei punti fondamentali della collaborazione tra Popica Onlus e la comunità di rom e romnì.

Nonostante le prime richieste, anche in questo caso, si è deciso di non intervenire in maniera assistenzialistica.

L’attività svolta è stata quasi completamente formativa, prestando un supporto di avviamento ai servizi. I rom e le romnì sono stati indirizzati ai servizi specifici secondo le proprie esigenze, questo è avvenuto attraverso l’affiancamento di operatori volontari di Popica Onlus a coloro che ne avevano bisogno. I ruolo degli operatori, oltre ad una mediazione esclusivamente linguistica, ove ve ne fosse necessità, è consistito, e tuttora consiste, nel formare l’utenza a diventare a sua volta formatrice di altri membri della comunità, in modo da mettere in moto un processo che non renda più necessaria la presenza di un accompagnatore anche per servizi complessi come quelli sanitari.

Le strutture di riferimento restano quelle pubbliche (ASL, pronto soccorso, ambulatorio,…) e i mezzi utilizzati per raggiungerli sono sempre pubblici in modo da essere successivamente utilizzabili da chiunque senza la necessità di un mezzo privato.

Particolare attenzione è stata prestata sulle norme di prevenzione igienico-sanitaria e sull’assistenza prenatale alle donne in gravidanza.

Ove se ne sia registrata la necessità si è ricorso alla richiesta e all’utilizzo del tesserino sanitario ENI.

 

CONCLUSIONI

La volontà dei rom e delle romnì della comunità dell’ex-insediamento di via di Centocelle, la totale disponibilità dimostrata dalle scuole frequentate dai bambini, genitori ed insegnanti, in particolare della scuola Iqbal Masih, il sostegno dimostrato dai Bpm nel percorso per un abitare degno e meticcio, il costante impegno umanitario di Popica Onlus, sono elementi che possono risultare fondamentali per la creazione di un innovativo e reale percorso di interazione sociale che superi le logiche meramente assistenzialistiche e ponga i rom e le romnì al centro del proprio percorso di vita come individui realmente partecipi.

 

La Comunità rom e romnì – Popica Onlus – Blocchi Precari Metropolitani – Scuola Iqbal Masih