In via Rubattino la sfida delle mamme-maestre

Allora erano 300. Oggi, a distan za di 7 mesi, l’insediamento ‘ir regolare’ di via Rubattino ne conta 200. Dove sono finite le re stanti 80, 100 persone che man cano all’appello? «Vivono in una casa, il capofa miglia ha un lavoro, i figli più pic coli continuano ad andare a scuola, in via Cima o in via Fel tre mentre i più grandi frequen tano i corsi professionali per im parare un mestiere, come idrau lico ma anche, molti, nel settore edile per bonificare l’amianto. In tutto 14 famiglie» racconta Elisa, volontaria della Comunità di Sant’Egidio che ha seguito il per corso e l’integrazione delle fa miglie sgomberate da via Rubat tino nell’autunno scorso.

«L’integrazione di queste fami glie – prosegue Elisa – è il risul tato dell’impegno di scout, della nostra Comunità, dei Padri So maschi e della parrocchia di San Crisostomo ma anche della mo bilitazaione di un intero quar tiere ». Sin da novembre, infatti, le mam me e le maestre del quartiere Fel tre e Rubattino si sono date su bito da fare: con iniziative spon tanee di solidarietà. E così c’è la mamma Anna che, il giorno stes so dello sgombero ospita la bam bina rom, compagna di classe di sua figlia per poterle garantire la continuità della frequenza a scuola e dello studio, anche nei giorni di ‘trasloco’ dell’intera fa miglia. C’è la mamma di Chiara che domani partirà in vacanza con Cristina, l’amichetta rom della figlia. Poi c’è la maestra Fla viana che si è preoccupata delle pratiche burocratiche del trasfe rimento, causa sgombero, di u na sua alunna alla scuola più vi cina al nuovo insediamento. Poi ci sono merende, cene e dome niche trascorse tutti insieme.

«Non è stato un fuoco di paglia – continua a raccontare Elisa – ma una mobilitazione continua che include una cinquantina di ‘vo lontari’ laici e semplici abitanti del quartiere che fino al giorno prima possedevano loro stessi profondi pregiudizi nei confron ti di queste popolazioni ma che in sette mesi si sono inventati di tutto, anche ‘il vino rom’ per raccogliere fondi da destinare a borse di studio e lavoro».

Ma sono soprattutto le donne, mamme di famiglia e maestre ad essersi rimboccate le maniche: «Grazie a un inquilino italiano che ha dato il nominativo come garante, siamo riusciti a dare in affitto un appartamento a una famiglia che non avrebbe potu to dare garanzie» racconta in u na lettera Assunta Vincenti, che si firma ‘una mamma di Rubat tino’. Si, perchè qui, tutti si sen tono un po’ ‘mamme di Rubat tino’.

Dallo sgombero di novembre 2009, 14 famiglie hanno trovato casa e lavoro grazie alle associazioni del terzo settore ma anche alla buona volontà di un intero quartiere

 


 

Grazie al quartiere la nuova vita di Marcu

ForseMarcu- 39 anni, romeno, quattro figli vivi,una quinta gli è annegata in una roggia,quando stavano nel campo di Chiaravalle – non se ne rende ben conto, ma incarna una svolta epocale nella storia dei rapporti tra la città e i rom. Vederlo lì a lavorare insieme agli altri muratori che stanno rimettendo in sesto la bellissima Cascina Cuccagna fa pensare a un “miracolo a Milano”,nonfosse che i miracoli vengono dal cielo, mentre questo – che sta letteralmente togliendo un’ottantina di persone dalla strada, dall’accattonaggio, dai reati, da una vita nell’immondizia – è un miracolo terreno e civile, che ha visto muoversi insieme ilquartiere attorno a via Rubattino, le scuole, le famiglie, la comunità di Sant’Egidio, le Acli e i Gruppi di Acquisto Solidale.

Con Marcu lavorano altri due rom,Sandu e Christian. Sono nel cantiere della Cuccagna con borse-lavoro o tirocini: stanno imparando il mestiere, e probabilmente per loro alla fine ci sarà un’assunzione. È una bella storia, la loro, che parte nel 2007, quando un gruppo di rom romeni arriva in via Rubattino, nell’area dell’ex Enel. Li segue la Comunità di Sant’Egidio, che fa sì che i bambini vengano iscritti nelle scuole di zona (il distretto Pini). All’inizio è il terrore, per maestre e genitori. Ma si fanno assemblee, riunioni, si prepara il terreno:e l’inserimento è un successo.L’anno dopo gli iscritti a scuola sono 36. La prima bambina rom viene invitata alla festicciola di una compagna: la mamma piange per la felicità. Il 19 novembre 2009 c’è il grande sgombero di Rubattino – uno dei tanti,costosissimi sgomberi criticati dall’Onu e dall’Unione Europea: sono stati oltre100, nel milanese, negli ultimimesi – i rom vengono dispersi nella provincia, come continuare ad andare a scuola? Ed è qui che il quartiere insorge: non vogliono che l’integrazione di questi bambini si fermi. Alcune famiglie ospitano in casa i rom, un gruppo di mamme si attiva e si produce un vino – il rosso R.O.M -che si vende tramite i Gas e finanzia le borse lavoro. I bambini stanno continuando a studiare, i padri e le madri imparano un mestiere, qualcuno è già uscito dai campi: una piccola, enorme vittoria.