La strada è lunga…

Ci sono servite 24 ore per riprenderci dal teatrino a cui abbiamo dovuto assistere ieri quando Matteo Salvini è arrivato a Tor Sapienza, prima per strada di fronte a 10 sostenitori e centinaia di telecamere, poi dentro il campo di via Salviati.

Lo abbiamo incontrato lì. Tra i rom.

E qui, mentre Salvini vagava col suo codazzo di giornalisti e polizia facendo foto alle case della gente, senza rispetto, senza umanità, senza alcun tatto, vomitando odio in lungo e in largo, qui abbiamo visto alcuni rom, quelli più conosciuti, applaudirlo e salutarlo.

Avremmo immaginato tutto, potevamo aspettarci le frasi di Salvini, il suo solito bombardamento di domande per schivare le domande per le quali non ha risposte, ma mai avremmo potuto immaginare una simile accoglienza da parte di alcuni.

Pochi altri rom, chiedendo provocatoriamente dove fossero le soluzioni abitative non per loro ma per gli italiani che dovrebbero “venire prima”, hanno provato a segnare la differenza conoscendo il pensiero di quell’uomo che vagava tra le loro case con quell’aria di ribrezzo. Pochi purtroppo.

Immaginavamo forse una reazione come quella che si scatenò a Bologna quando rom e solidali impedirono per dignità propria a Salvini di entrare nel campo ma questa, a Roma, in questi campi che sono cresciuti all’ombra di strette di mano di presunti leader coi politici di turno, non è ad oggi possibile.

Sappiamo bene che i rom e le romnì cresciuti negli insediamenti spontanei sono di un’altra pasta, così come i tanti giovani che stanno crescendo nei campi attrezzati rigettando l’idea di capi e capetti, ma lo spettacolo di ieri deve interrogarci tutti.

La strada è ancora lunga, molto lunga.