Mediterraneo Antirazzista 2015 – Il Capitano e la promessa

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Basta una foto per raccontare cosa è stato il Mediterraneo Antirazzista del 2015 a Roma.
E’ appena terminata l’ultima partita del torneo. Sul campo del Metropoliz, i ragazzi del Liberi Nantes hanno sconfitto, ai calci di rigore – la finale del Mediterraneo si gioca sempre secca ai rigori, dove il caso conta più del talento, dove la competizione si riduce ad un divertirsi assieme e il fato decide il resto – i ragazzi di Degage.
Tutti si abbracciano, le due finaliste si mescolano e sollevano assieme la coppa.
Tutti i partecipanti si riversano sul campetto in un sintetico talmente rovinato da poter essere venduto per “vintage”.
Ci sono tutti. Dai rifugiati cacciati da Tor Sapienza, che per un giorno si sono ripresi il quartiere che non li ha voluti, ai ragazzi di Vigna Mangani che, con nessun talento calcistico ma tanto cuore, hanno raggiunto il terzo posto.
Sul campo all’improvviso s’incrocia il mondo intero. Colori di maglie, calzoncini e pelli si mescolano. Ragazzi che abitano le occupazioni abitative di Roma, i centri d’accoglienza, le periferie e le baracche, si raccontano l’un l’altro in un impeccabile italiano condito da termini di difficili dialetti africani, sudamericani, romanes, arabi.
Tra tutti questi uomini in calzoncini che si abbracciano, ridono e scherzano sul campo, all’improvviso ti accorgi che ci sono anche i ragazzini. Femmine e maschi. Amanti del calcio, del basket o del volley. Tutti e tutte ridono. Molti di loro giocano nell’ASD Birilli e sognano un giorno di diventare calciatori milionari alla Cristiano Ronaldo. Sognano d’indossare la maglia che è stata di Stevie Gerrard e sanno ogni cosa su Leo Messi.
Ma per un giorno si dimenticano di questi miti lontani, i loro eroi sono altri.
Sono quei ragazzi che, venuti dall’altra parte del mondo, proprio davanti casa loro, proprio sul campo dove loro si allenano ogni settimana con la maglia bianco-verde dei Birilli, hanno vinto “la coppa”.
Li guardano con quegli occhi increduli di chi, per la prima volta, incontra il proprio mito.
Non importa che il Mediterraneo Antirazzista sia un torneo che si gioca in periferia, di cui non parlerà nessun giornale nè nessuna tele.
Lì, proprio in quel momento, in quel pezzo di città dimenticato da tutti, in quella periferia che si mostra solo quando esplode, c’è il mondo intero. E in mezzo a questo mondo meticcio, vero, trasudante gioia, si stringono la mano il rifugiato e il bambino rom, il Capitano dei neo-campioni e la giovane promessa.
Il mondo è tutto lì. Non c’è bisogno di altro.

di Gianluca Staderini