Per i sette rom i diritti sono sempre in bilico

In termini di codice penale è articolo 625, furto di corrente elettrica. In termini di vita reale e di umanità è aver dato un po’ di illuminazione alla propria famiglia, qualcosa che dovrebbe essere un diritto essenziale di ogni cittadino.Tutto inizia venerdì mattina quando i tecnici dell’Acea, che stavano svolgendo lavori lungo via Prenestina, si accorgono che da un palo della luce esce un cavo di un centimetro che si divide in due, poi in quattro, poi in sette e che entra nello stabile occupato. I tecnici chiamano i carabinieri, i quali dopo una prima ricognizione chiamano i rinforzi. Arrivano sette volanti, che hanno la fortuna di trovare il cancello aperto ed entrano come fulmini a Metropiliz. Grande scompiglio all’interno. C’è un bel gruppetto di donne con i neonati e i bambini più piccoli, quelli da tre anni in su sono tutti a scuola. E ci sono anche sette uomini. Sono questi che i carabinieri prendono. Alcuni sono appena rientrati, altri stavano per uscire.È un caso che sono lì, ma chi c’era in quel momento cade nella rete . Perquisite le loro casette, non viene trovata refurtiva di alcun tipo. Non basta a salvarli: le lampadine funzionano e la televisione si accende. I sette sono caricati in macchina. A questo punto le donne con i bambini si mettono davanti al cancello e fanno barriera umana. Perché li portate via», urlano, «non hanno rubato, non hanno fatto violenza a nessuno». Sono momenti di tensione, vengono estratte le pistole, forse i carabinieri non si fidano di quello che può succedere, il comandante urla a sua volta che se non si tolgono subito gli toglierà i bambini. Intanto sono arrivati gli altri occupanti, l’associazione Popica che li segue, alcuni militanti dei Bpm. Alla fine le donne vengono convinte dai carabinieri a liberare il cancello, gli dicono che i mariti torneranno presto, devono solo fare le foto e firmare la denuncia. Invece verranno portati in galera. Per cosa? Per un reato come questo, dettato da necessità evidente, ci sarebbe stata una denuncia contro ignoti. Ma sono Rom, cittadini per i quali il diritto è sempre in bilico. E chi li conosce, e ormai siamo in tanti, sa che sono Rom che hanno intrapreso un percorso virtuoso di autodeterminazione, di inserimento nella vita sociale e scolastico con ottimi risultati e facendo tutto da soli, senza costi per la collettività. Dopo lo sgombero violento del novembre scorso ecco un altro impatto violento con le istituzioni, che invece dovrebbero imparare da situazioni come queste, regolarizzare gli allacci di corrente elettrica e l’acqua. E magari dare loro anche un premio per aver arricchito di umanità la nostra città.

di Militant A