UN CASO CONCRETO: LA FAMIGLIA K.

M. K. e suo marito J.K. hanno oggi rispettivamente 25 e 31 anni, e tre splendidi bambini: due bambine, S. di 5 e R. di 4 anni, e un bimbo, D. di quasi due anni.
Gli operatori Stea che lavorano nel contatto di strada a Satu Mare hanno iniziato a lavorare stabilmente con M. e J. nel Settembre 2005. Allora M. e J. vivevano in luoghi di fortuna, per strada, con le due figlie S. e R., cercando di sopravvivere fra furti, accattonaggio e abuso di alcool e aurolac.
J. ha iniziato a vivere sulla strada all’età di 14 anni, iniziando presto a rubare e chiedere l’elemosina per vivere e a fare uso di alcool e aurolac regolarmente. M., a causa delle violenze subite in famiglia dal padre alcolizzato, è scappata di casa a 16 anni ed ha iniziato a vivere per strada chiedendo l’elemosina. M. e J. hanno iniziato a “vivere insieme” nel 2000.
Nel 2005, S. e R. erano quindi un classico e triste esempio del preoccupante fenomeno dei bambini di strada di “seconda generazione”: i ragazzi di strada apparsi nel periodo 1990-2000 sono infatti diventati adulti che hanno a loro volta avuto dei bambini. Tuttavia, mentre M. e J., prima di finire sulla strada, avevano vissuto l’esperienza, per quanto sfortunata, di una vita in società, S. e R. facevano parte invece di una generazione nata direttamente nell’ambiente di strada, mancando totalmente dei riferimenti normali della vita in società, essendo l’educazione ricevuta legata fin dall’inizio alle specifiche condizioni dello stile di vita in strada.
M. e J., grazie a un lungo e costante lavoro di conoscenza, mediazione, consulenza e adattamento svolto con gli operatori Stea, si sono sposati legalmente, hanno iniziato a cercare lavoro e sono entrati in appartamento sociale nel giugno del 2007 insieme alle loro due figlie S. e R.. D. è nato un mese dopo. Lo stesso anno tutti e tre bambini sono stati accettati all’asilo.
Durante il 2008, anno in cui è iniziata ufficialmente la collaborazione fra Popica e Stea finalizzata all’implementazione del Progetto “Locuinţa protejata – punte spre o viaţa independenta” (Una casa protetta – verso una vita indipendente), M. e J. hanno continuato a vivere nell’appartamento, senza droga o alcool, né furti e accattonaggio, imparando entrambi a lavorare con costanza: M. in un supermercato e J. come operatore ecologico. M. e J. hanno imparato poco alla volta, grazie anche al supporto continuo degli operatori in loco, a prendersi cura di se stessi e dei figli, a gestire le risorse domestiche e quelle proprie finanziarie in maniera autonoma.
Nella prima metà del 2009 e con l’avvio del Progetto StradAlternativa (Aprile 2009), con l’accordo di Popica Onlus e del SER, gli operatori Stea e la famiglia K. hanno intrapreso insieme e portato a buon fine l’ultima tappa del difficile percorso di reinserimento sociale: l’avviamento verso la totale indipendenza fino all’uscita dall’appartamento sociale (avvenuta alla fine di Maggio), e all’inizio di una nuova opportunità di vita all’esterno.

Alessandra Furnari
Responsabile del Progetto StradAlternativa per Popica Onlus